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Idea per fuoriuscita petrolio Golfo Messico PDF Stampa E-mail
Scritto da Prof. Ing. Antonio Cantaro   
mercoledý 01 settembre 2010

Idea per fuoriuscita petrolio Golfo MessicoIl collega Prof. Ing. Rosario Agati, docente presso l'IISS Majorana di Gela, con riferimento agli eventi catastrofici per l'ambiente che si stanno verificando,  propone un progetto di un’idea di intervento  per bloccare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. Con l'auspicio che l'idea possa essere una possibile soluzione alla problema, ad oggi, non ancora risolto ...

 

 

 



L'ultimo aggiornamento inviato dall'Ing. Rosario Agati (in formato PDF):

Alcune considerazioni tecniche in merito alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico

 


 

Dott. Ing. Rosario Agati
93012 Gela  (CL)


Oggetto: Progetto di un’idea di intervento  per bloccare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico.

Si consideri una struttura in acciaio avente forma conoidale o similare, da far scendere in mare fino ad appoggiarsi sul fondo. Al fine di mantenere, quanto più possibile la verticalità della struttura ed il suo centramento, essa viene fatta scorrere su almeno tre colonne o elementi similari “tipo cavi” aventi la funzione di guida in immersione.

Questi vengono ancorati in superficie sulla piattaforma e sul terreno fondale fino ad opportuna profondità (analogico ai pali trivellati, quindi sollecitati sempre a sforzo di trazione regolabile).

 La loro posizione (sul terreno fondale) viene fissata in base alla posizione “supposta nota” del tubo rotto posto nel fondale ed eseguiti con gli stessi metodi utilizzati “nave di perforazione” per la ricerca petrolifera. Il loro diametro deve essere quanto più grande possibile oggi si possa eseguire: e ciò al fine di limitare, quanto più possibile, l’eventuale spostamento trasversale elastico o anelastico delle colonne a causa della forza che eventualmente può investire il conoide durante la sua discesa, per effetto delle correnti sottomarine.

Il controllo della verticalità e degli eventuali spostamenti trasversali deve essere, se possibile, assicurato da mini sommergibili che oltre ad illuminare la zona comunicano o sono comandati dal personale posto sulla nave pilota che segue e registra in ogni istante tutte le fasi delle operazioni e possa comunicare ed impartire eventuali ordini (anche in caso di emergenza e/o pericolo) a tutto il personale.

Per ridurre la velocità della struttura, in immersione, si è ipotizzato di inserire un galleggiante: esso può essere posizionato nella parte alta del conoide (di forma sferica o similare), oppure nella parte bassa della struttura; in quest’ultima ipotesi la sua forma può essere cilindrica, cava all’interno funzionante come scafo sommerso.

Il condotto terminale del conoide (parte alta) deve essere munito di valvole d’arresto, le quali restano sempre aperte durante le operazioni di immersione fino a quando la struttura si appoggia definitivamente sul fondo del mare, racchiudendo all’interno il tubo dal quale fuoriesce il greggio e gas che in tal modo (fino a questa fase) viene vincolato ad uscire dalla parte superiore del canale terminale del conoide (le suddette valvole d’arresto, da azionare elettronicamente o con mini robot, verranno chiuse solo al termine di tutte le operazioni), e per effetto della sua pressione, il prodotto, risale verso l’alto, percorrendo tutta la condotta (quest’ultima durante le operazioni di immersione è stata fatta scendere fino al fondo assieme al conoide) riversandosi all’esterno, ossia dentro i contenitori esistenti sulla piattaforma e sulle navi cisterne poste in superficie.

Terminate tutte le operazioni, si può procedere alla chiusura delle valvole d’arresto, che consentiranno di bloccare la fuoriuscita del prodotto. Si fa rilevare che durante la fase d’immersione il conoide, il cavo di sospensione e la condotta, scendono contemporaneamente per cui quest’ultima deve essere già interamente predisposta per tutta la lunghezza della profondità marina (1500 metri) più un opportuno margine di maggiore lunghezza per tolleranza; essa deve essere tutta distesa e galleggiante in acqua, e con un sistema a tramoggia trascinata e sollevata in alto a mezzo di un piano che aumenta progressivamente in altezza “tipo piano inclinato mobile” con possibilità, in corrispondenza del punto più alto, di ruotare ad ampio raggio di curvatura e posizionarsi successivamente sulla direzione verticale. In tal modo, salvo condizioni per imprevisti d’emergenza, la discesa del conoide in immersione è sempre continua fino al fondo senza interruzioni lungo il percorso.

In alternativa a questo sistema si può utilizzare il metodo di montaggio direttamente con aste della condotta verticale (montaggio a tratti) come utilizzato nelle trivellazioni: in quest’ultima ipotesi anche la discesa del conoide deve avvenire a tratti: quindi si devono tenere conto in immersione dei tratti e dei tempi di fermo della struttura.

Analogamente e contemporaneamente si fa scendere anche il cavo sostenitore, in immersione, del conoide. Ripristinato l’esistente stato di fatto pregresso, con recupero del prodotto e dell’esistente pozzo, si ipotizza al fine di vincolare ed incastrare ulteriormente il conoide al terreno fondale, (o addirittura nella migliore delle ipotesi, di incastrarsi al tubo rotto) che esso possa essere appesantito con sovraccarico o zavorra con aggiunta di anelli circolari in acciaio (utilizzando lo stesso metodo della sua immersione), a meno che questa ipotesi (sovraccarico o zavorra) viene tenuto in conto, esaminata ed applicata fin dall’origine in fase di costruzione del conoide.

Altra ipotesi può ritenersi di decidere di tappare il tubo del pozzo immettendo all’interno del conoide, tramite la condotta di collegamento, materiali ad alta resistenza del tipo chimici, fisici, gassosi, solidi ecc… da studiare opportunamente al fine di applicare quelli ritenuti più idonei.

Per meglio comprendere quanto esposto, si allega la seguente copia progettuale dell’idea.

Nell’auspicio che questa idea possa essere una probabile soluzione alla problematica, ritengo anche doveroso esprimere la probabilità di un’eventuale fallimento (errori umani, imprevisti, eventi eccezionali ecc…) valutati nell’intervallo dal 16 al 22%


CONSIDERAZIONI TECNICHE IPOTIZZATE

-   Pressione condotta: 600 atm
-   Diametro: 1m
-   Area laterale conoide: circa 3050 mq
-   Volume conoide (parte piena): circa 1520 mc
-   Peso: circa 12000 t
-   Spinta dell’acqua: circa 2800 t
-   Rapporto tra peso struttura in acqua e forza di repulsione del prodotto uscente dal tubo: circa 2
-   Diametro cavi reggi conoide in immersione: circa 80cm
-  Colonne o cavi guida per la discesa del conoide: si prevedono ancorate alla piattaforma e al terreno fondale sul quale vanno incastrate per circa 800m
-   Eventuale spostamento trasversale delle colonne: circa 15m

PREVISIONI VELOCITA’ DISCESA DEL CONOIDE

-   Per i primi 400m la velocità è di 1m al minuto
-   Dai 400m ai 1200m la velocità sarà di 1m ogni 30 secondi
-   Dai 1200m ai 1500m la velocità sarà di nuovo di 1m al minuto

Tempi previsti per la posa del conoide: circa 18,30 ore.

 

Grafico idea per fuoriuscita petrolio Golfo Messico 

Click sull'immagine per l'elaborato grafico completo

 

Ad integrazione ed in alternativa al precedente grafico, si riportano i seguenti schemi progettuali.

 

Grafico idea per fuoriuscita petrolio Golfo Messico Alternativa 1 

Click sull'immagine per l'elaborato grafico completo

 


Grafico idea per fuoriuscita petrolio Golfo  Messico Alternativa 2

Click sull'immagine per l'elaborato grafico completo

 


Grafico idea per fuoriuscita petrolio Golfo   Messico Alternativa 3

Click sull'immagine per l'elaborato grafico completo

 


Grafico idea per fuoriuscita petrolio Golfo    Messico Alternativa 4

Click sull'immagine per l'elaborato grafico completo

 Diritti Riservati.

Gela 27/05/2010

 - Prof. Ing. Rosario Agati -           

           

 



Ultimo aggiornamento ( venerdý 23 maggio 2014 )
 

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