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Foxconn, un incubo per iPhone 5
#1
Senza parole.....
NEWS
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#2
Condivido indubbiamente l'opinione di Procton, ma vorrei far notare che il giornalista di punto informatico ha commesso varie "sviste" di traduzione che avrebbe potuto evitare facendo in maniera decente il suo mestiere:

- l'infiltrato non ha assistito in diretta al licenziamento, ma gli è stato raccontato.
- non ha introdotto di nascosto una chiavetta USB ma un cavetto USB
- la retribuzione dello straordinario non è 2€ ma 4$, cioè 3,05€
- la traduzione di Who wants to rest early at 5 a.m !? è stata resa come: Chi vuole restare a lavorare fino alle 5 del mattino? mentre basterebbe perfino google translator per capire che vuole dire: Chi ha voglia di riposare già alle 5 a.m?
- ecc...
Questo ovviamente non influisce sul contenuto principale della notizia, ma se consideriamo che l'articolo inglese è stato a sua volta tradotto da quello cinese, c'è da chiedersi quante altre inesattezze siano state introdotte.
Le fotografie poi??? Se uno è stato licenziato solo per aver introdotto un cavetto USB, mi riesce difficile credere che l'infiltrato abbia potuto liberamente scattare foto qua e la...

Il tutto per sottolineare un concetto già ribadito: facciamo attenzione a valutare le notizie che leggiamo; se questa notizia che immagino abbiano cercato di riportare fedelmente, ha subito questi cambiamenti, figuriamoci cosa succede alle notizie (e sono molte) che i media cercano di manipolare volutamente...

Ah, e marcare 3000 cellulari in un turno di lavoro, non differisce molto da sistemare in apposite rastrelliere un migliaio di lamiere sagomate da 15-20kg, che è cosa che fanno tutti i giorni alcuni operai dei reparti di stampaggio di alcune fabbriche nella civilissima Italia.
a dieci anni il mondo è fantasia, a vent'anni possibilità, a trenta speranza. A quaranta è riflessione, a cinquanta... vi saprò dire.
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#3
Il problema non è tanto che Foxconn si comporti in un certa maniera (in ogni caso orrenda), ma è che venga concesso a Apple di usufruire di un'azienda che si comporta così, solo perché così può guadagnare di più (pare che il costo di Iphone 5 sia di circa 127 dollari e viene venduto a 600+), dove il surplus andrà in parte a ricorprire i costi di sviluppo, ma il più, a consentire ai soliti inutili dirigenti di gozzovigliare e nuotare nell'oro, senza aver neanche lontanamente tribolato una singola goccia di sudore (se non in una sauna rivestita in marmo di Carrara) per la realizzazione del prodotto; la cosa che più disturba è che (magari non per questo genere di prodotti in Cina) tutta questa smania produttiva serve solo a vendere a quelle stesse persone che dovrebbero passare 12 ore al giorno a lavorare, che però così facendo non si sa bene come riescano ad avere una normale vita e cosa debbano farci di un oggetto del genere, già piuttosto inutile del suo; è un po' come l'apertura domenicale/festiva dei centri commerciali: tutti contenti (i clienti), ma se venisse proposto loro (sempre dei clienti parlo) di lavorare anche il sabato, sarebbero già pronti al suicidio; le regole di un decente trattamento sul posto di lavoro dovrebbero valere sempre e per tutti: se produci all'estero, ma vendi qui, il lavoratore dovrà essere trattato uguale e pagato proporzionalmente uguale (magari con quei 3,5 euro extra ci si porta tutta la famiglia a cena fuori e chissà cos'altro; alla fine della giornata di 10 ore, lo stipendio dovrebbe essere sui 17.50 euro, per un mensile, su 26 giorni, di 455 euro, più eventuali extra); se porti la produzione fuori e vuoi ancora vendere qui ti aumento le tasse (a parificare i costi come aver prodotto qui) che userò per cassa solidarietà disoccupati; ma alla fine la soluzione ideale sta nelle mani del consumatore: se si viene a sapere di simili situazione, si lascia i prodotti a scaffale, punendo pesantemente l'avidità e la mancanza di civiltà; infatti si sanno queste cose, ma questi straordinariamente inutili (seppure splendidi oggetti tecnologici) terminali vengono venduti a decine di milioni, ogni singola volta che esce il nuovo modello: alla faccia della crisi, dello schifo di vita che fa chi lo produce e del suo reale utilizzo. Gli esseri umani non perdono mai l'occasione di dimostrare che brave persone che sono e con quale perfetta coerenza vivono, non c'è che dire!
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#4
In linea di principio potrei essere d'accordo con tem ma considera che se i consumatori non comprano questi oggetti inutili, il povero cinese in oggetto non prenderà nemmeno i suoi 400$ al mese e tornerà a fare il disoccupato o il contadino che muore di fame e di malaria...
Questo processo, per quanto non umanitario, si chiama rivoluzione industriale, in europa c'è stato alla fine del 1800. In Cina c'è adesso. Certo, in un mondo utopico si potrebbe fare meglio, nel mondo reale succede così. Alla fine è comunque un cammino verso un miglioramento. Nonindolore ma sempre miglioramento.

Per quanto riguarda l'apertura dei supermercati invece è tutt'altra cosa ed è un ottima cosa, e dovrebbero farlo anche tutti i servizi pubblici e gli uffici comunali, sportelli della posta, ecc.
Ovvio che qualcuno dovrà lavorare sabato e domenica, ma è una cosa che si chiama turnazione e che nelle aziende private dove ci sono produzioni in continuo succede da decenni, e nessuno lo considera una cosa strana.
Forse tu non lavori o sei in pensione, o fai mezza giornata, ma ti garantisco che per chi fa 8 o spesso 10 o 12 ore a lavoro e non ha la mamma a disposizione, e magari anche la moglie lavora, anche solo andare a fare la spesa o ritirare una raccomandata è una specie di calvario (pure costoso, perchè devi spendere ore di ferie o di permessi).

Fosse per me abolirei il sabato e la domenica come giorni tradizionali di festa e lascerei a ogni azienda o comune, o impresa la libera scelta dei riposi settimanali. Ne guadagnerebbe anche il traffico, le spiagge affollate, la ressa nei negozi, ecc,ecc, perchè l'affuenza si distribuirebbe sull'arco della settimana.

Io sarei più che contento per esempio di lavorare sabato e domenica (ed avere riposo per esempio martedi e mercoledi) in modo da rientrare la sera in città senza fare code kilometriche, o andare ad un centro commerciale senza trovare un milione di persone...
a dieci anni il mondo è fantasia, a vent'anni possibilità, a trenta speranza. A quaranta è riflessione, a cinquanta... vi saprò dire.
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#5
So cosa significa fare certe cose oltre il proprio lavoro (lavoro da quando avevo 19 anni e quindi sono oltre 26 anni che lavoro e mi mantego da solo [anche se ultimamente lavoro davvero poco] e faccio le mie cose da solo, non xé ci sia sempre stato obbligato, ma xé la mamma una cosa per me l'ha fatta: le mani e i piedi e la testa per usarli e, quindi la volontà di essere indipendente), ciò non di meno lavorare quando tutti non lavorano (i weekend e i festivi) significa semplicemente non avere una vita sociale: se devi andare a dormire perché alle 5 ti alzi per il turno mattutino, se lavori la notte (magari sei giorni xé fai il fornaio, quindi stronchi anche il fine settimana); in tanti anni non mi è mai succcesso di dover prendere ferie o giorni di permesso, xé una parte della giornata rimane sempre libera (in particolar modo con i turni e non è certo una regola fissa fare delle ore di straordinario, qui in Italia: in Cina parrebbe di si) ed è sufficiente divedere le cose da fare in varie occasioni (la raccomandata si può ritirare dalle 8,20 alle 18,30 e i negozi per la spesa spesso fanno orario continuato per sei giorni: farli lavorare alnche la domenica o i festivi è puro egoismo); detto questo, senza nessuna polemica, ma solo per dimostrare che so di cosa sto' parlando, obbligare alcune persone ad un sacrificio per comodità altrui, mi pare sbagliato e proprio perché ci si è già passati (nella nostra rivoluzione industriale) dovremmo evitare che l'avidità dei dirigenti di certe aziende mette le persone in certe condizioni; mi pare un atteggiamento troppo tollerante dire: "purtroppo è così, è la via al miglioramento", quando l'azienda può campare benissimo lo stesso facendo lavorare le persone 8 ore al giorno per 5 giorni (date le migliaia di pezzi giornalieri per singolo lavoratore: 3.000 pezzi x 700 euro [il minimo] guadagnati a pezzo = 2.100.000 [due milioni cento mila]); vedila come ti pare, ma non c'è progresso, ne è la giusta via per il miglioramento massacrare le persone, la vita delle persone in questo genere di cose, ma sfruttamento e vita amara e dire che l'alternativa è la zolla e la malattia, quindi tanto val adattarsi è solo nascondersi dietro ad un dito, xé alla fine fa comodo avere l'inutile iper-smartphone a prezzi "ragionevoli" (cioè ad un prezzo enorme, ma calibrato per gli "appassionati") e Apple e Samsung lo sanno benissimo; la mia visione è utopica? Verissimo, ma sperare che il mondo diventi un po' meno schifoso di quello che è, mi pare del tutto ragionevole e semplicemente non giustifico mai avidità ed egoismo mascherati da progresso.
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#6
Giusto per chiarire ogni dubbio: la mia non è una celebrazione del consumismo (non ho iphone o ipad o galaxy, odio andare per negozi, non guardo la tv, non ho il macchinone, aborro i vestiti di marca, e la gran parte dei miei mobili sono ikea) ma semplicemente la constatazione che ciò che succede in Cina è un passo inevitabile (quindi in un certo senso un miglioramento) nella strada verso il benessere. Un'altra strada più "soft" sarebbe bella, si, ma al momento ancora mi sembra più irrealizzabile che tagliare le spese di Montecitorio. Smile sorriso originale. Quindi ho cercato di dare una risposta "con i piedi per terra", non basata sugli ideali ancora lontani di fratellanza e libertà universale.

Se non è chiaro, quello che intendo con "strada verso il benessere" è che l'operaio cinese pur sfruttato avrà 400€ al mese invece di 100€ + malaria annessa. Ciò gli permetterà di migliorare la sua posizione economica e soprattutto sociale, in quanto i sindacati p.es. si sviluppano proprio in tali condizioni, non presso le civiltà preindustriali. Il miglioramento porta anche istruzione, e l'istruzione miglioramento, e così via... non sarà la strada migliore, ma è quella che per adesso esiste nel mondo.

Per quanto riguarda l'apertura dei negozi, rispetto la tua opinione, ma evidentemente abbiamo idee o possibilità orarie diverse.
Lavorare il sabato e/o domenica succede a molti in varie realtà lavorative. In alcuni casi (p.es. in un altoforno o un acciaieria o in polizia o in ospedale) è indispensabile, in altri casi (grandi magazzini, poste, ecc.) è o sarebbe un ottimo servizio sociale che migliora la qualità della vita a tutti con un piccolo sacrificio di pochi. Altri ancora bar, pasticcerie, cinema sono da sempre tradizionalmente aperti nel week end e nessuno se ne stupisce (anzi si stupirebbe del contrario).
Tu che difendi il "diritto al week end" delle cassiere dei supermercati, saresti disposto a rinunciare a cinema, ristoranti, bar, ospedale, autostrade, radio, televisione, musei, trasporti pubblici, ecc. ecc. nei week end? Credo di no...

Considera poi che esistono le rotazioni: mica si chiede allo stesso impiegato postale di lavorare il week end tutto l'anno: se sono p.es in cinque gli toccherà nemmeno una volta al mese. Inoltre il "sacrificio" è relativo: sei pagato di più e spesso hai anche dei recuperi compensativi: nell'ambito industriale, dove lavorare in orari strani o festivi è normale, c'è anche gente che fa di tutto per accaparrarsi questi turni.

Onestamente non mi considero uno schiavista solo perchè mi auguro di trovare uffici comunali o farmacie o altro aperto di domenica
a dieci anni il mondo è fantasia, a vent'anni possibilità, a trenta speranza. A quaranta è riflessione, a cinquanta... vi saprò dire.
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#7
Sono il primo a dire di essere troppo uno che vorrebbe un mondo diverso e che è quasi sicuramente impossibile, salvo evoluzioni etico/morale da venire; ma è la mia, purtroppo, devastata visione del mondo (per vissuto, informazioni, notizie, ecc.) che spesso parla per me; sono e rimango uno che non riesce a capire la corsa al lusso, al potere, alla ricchezza sfrenata (che sono solo cose fini a se stesse, non dimostrano nulla, men che meno la realizzazione della vita di una persona), che portano all'avidità e allo sfruttamento; mi è anche perfettamente chiaro che la strada che viene seguita è questa (come, ammetto, giustamente dici tu), xé per ogni cosa umana, fino a che il potente di turno non si trova davanti alla catastrofe (scioperi a oltranza, manifestazioni che possono anche sfociare in rissa di massa) o ad un'opinione pubblica locale o mondiale mugugnante, che mette a rischio il suo arriccchimento, le cose non migliorano di sicuro; la sicurezza sul lavoro costa, la qualità di vita sul lavoro costa anche di più (mi viene in mente la fabbrica dellla Ferrari: un vero gioiello, ma è un altro mondo), e così via per ogni cosa conquistata faticosamente in occidente; è altamente probabile, che tra opinione pubblica e governi occidentali che spingono per l'introduzione di tante tutele extra (che diplomaticamente tendono a migliorare il livello di trattamento degli operai cinesi e non solo, ma che soprattutto vertono a far diminuire il divario concorrenziale con i paesi emergenti), il cammino per una "parificazione" possa essere sensibilmente più breve e diretto; per il discorso dell'apertura di certe attività nei festivi e domeniche, stiamo parlando di cose che generalmente, non sono nate per simili aperture; è vero che ci sono rotazioni ed è considerato (ma non sempre: dipende dal tipo di contratto; per come stanno andando le cose si rischia di trovare contratti in cui i sette giorni della settimana e i festivi sia tutti parificati) straordinario, ma cinema, bar, ristoranti sono sempre stati cosa altra da certe altre attività, essendo nati proprio per dare alla persona durante il giorno libero, la possibilità di avere anche una vita fuori di casa; comunque, altra cosa altamente risibile è il concetto per il quale queste aperture dovrebbero servire ad aumentare il fatturato di queste aziende (che fa il paio con l'accorpamento dei giorni festivi per aumentare il PIL): la contrazione dei consumi è dovuta esclusivamente al precariato (a quello che definisco senza mezze misure il malcostume del contratto a termine, usato spudoratamente da aziende sane, con lavorazione estesa a tutto l'arco dell'anno, cioè non con lavorazione stagionale, occasionale o saltuaria) e a stipendi troppo bassi rispetto al costo della vita; posso capire l'esigenza di chi come te ha delle difficoltà logistiche per le sue commissioni (non posso affermare che sia sempre facile mettere ad incastro le cose, ma in genere ci riesco), ma con queste misure il governo non ha risolto nulla, ma non entro nel merito di come la vedo; siamo sempre lì: se le cose son fatte male, xé non farle bene? Perché la razza umana si definisce Homo Sapiens Sapiens (Uomo Molto Sapiente), sopravvalutando di molto se stessa e la propria sapienza, che non sfocia mai nel rispetto del prossimo e nel perseguimento di cose di valore concreto; ok, ci sono ricascato: utopia è il mio nome ed irrealizzabile il mio cognome; in attesa di Homo "Ethicen" Superior (Uomo "Eticamente" Superiore traduzione fatta con google translator...) la finisco qui; non sentirti in obbligo di rispondere. Ciao Smile sorriso originale
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