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Parental control “i giochi elettronici”
#1
Stimolato dalla lettura dell'articolo “Genitori figli computer e media cosa fare?”, presente sul sito dell'Istituto Majorana, visto che di professione mi occupo di bambini in età evolutiva (sono psicomotricista) ho scritto queste righe.
I giochi elettronici non dovrebbero chiamarsi così, ma “programmi elettronici d'intrattenimento” e a mio avviso, dovrebbero essere vietati almeno fino ai 14 anni. Per motivare la mia affermazione spiego brevemente cos'è il gioco nell'essere umano. Nel gioco il bambino sperimenta (veicolato dal naturale bisogno di divertirsi e stare bene) attraverso la propria corporeità (con tutte le sue componenti motorie, intellettive, effettive, relazionali, culturali, sociali, ecc.) un personale modo di costruirsi e divenire adulto. Senza rischio alcuno, perché si è nella fantasia e nel simbolo.
Nel gioco si può incontrare il dolore fisico che aiuta a capire limiti delle proprie abilità motorie e del proprio agire.
Nel gioco si può esprimere simbolicamente l'aggressività (da piccolo ricordo giocavo a cowboys contro indiani), senza pericolo e senza perdere l'amico del cuore. Inoltre, nel gioco aggressivo si impara a gioire delle vittorie con rispetto dell'altro, o a gestire senza “disintegrarsi” la frustrazione della sconfitta.
Nel gioco si sperimenta ed esercita la fantasia, il pensiero divergente che è poi la base dell'intelligenza. Esempio: un bastone diventa una spada, è un atto intellettivo che vede nel legno bitorzoluto un'analogia di forma, con l'arma presente solamente nella fantasia, nel mondo altro e divergente dalla realtà, presente nella testa del bambino che sta giocando, ipotesi, a fare Zorro.
Potrei continuare con numerosi altri aspetti, ma mi fermo per non tediare.
Se vi capita di andare in un parco giochi frequentato da bambini, osservate cosa fanno. Corrono, saltano, cadono, piangono, fanno amici e nemici, si arrabbiano, vincono, perdono. Sicuramente al parco giochi ci sarà qualche bambino che avrà il giochetto elettronico portatile: osservatelo attentamente e vi accorgerete che, a volte per ore, ...muove i pollici.
Attività motoria zero.
Fantasia zero (basta imparare la sequenza di azioni per passare di livello, ma non è richiesto uno sforzo intellettivo).
Frustrazioni da gestire zero (se perdo resetto e ricomincio, maturando una sottile convinzione di onnipotenza).
Relazione con l'ambiente e con i pari zero.
Se non volete dover portare dallo psicologo vostro figlio adolescente perché lasciato dal primo amore è incapace di gestirne la frustrazione... mai era stata fatta simile esperienza prima... calmierate, limitate il più possibile, meglio ancora evitate i giochi elettronici (insisto, non sono giochi) in età evolutiva (l'età evolutiva va dalla nascita ai 12-14 anni).
Ovviamente la mia è un'opinione secca e personale dal tutto opinabile, prendetela con le pinze, ma fateci una riflessione.
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#2
Il gioco (e intendo dire il gioco bello, positivo, quello che non soltanto diverte -che è la prima cosa, la sola davvero essenziale,- ma anche aiuta a "imparare", a apprender cose nuove su di sé... e altresì su tutto il resto) si basa interamente sulla simulazione. Simulazione che -a propria volta- poggia sull'astrazione.
Noi abbiamo molte idee ("pietre angolari di paragone" tramite le quali misuriamo il mondo) del tutto errate... Una di esse, ad esempio, è quella che asserisce che siamo in grado di veder "le somiglianze". Non è affatto così. Vediam le "differenze", invece. Solo le "differenze". Diciamo che due cose sono "uguali" non già sulla base delle loro "somiglianze" (che saremmo incapaci di verificare), ma in quanto non troviamo, fra di loro, "differenze" (in un numero "finito" di controlli). Un'altra idea completamente errata è che il pensiero (specie durante la sua formazione, nella cosidetta "età evolutiva") poggi su "schemi operatori concreti" (Jean Piaget docet, ahinoi!... un altro esempio di "ipse dixit" non meno pernicioso di quello che -fino a Galileo- rappresentò, per la Fisica, Aristotele).
Il gioco dimostra l'esatto contrario. Soltanto sopra l'astrazione poggia la formazione del pensiero umano.
Gli "schemi operatori concreti" son molto più presenti, invece, proprio in quegli intingoli (adulterati) che ci propone -sempre uguale- il classico "videogioco sparatutto"... Così come pure ce li propongono, diversi solamente all'apparenza, i giochi (tutti quanti!) "da console"...
Quel che ho appena scritto io (e corrisponde esattamente a quel che penso) non dice cose differenti da quelle prima espresse nelle tue precedenti considerazioni.
Rileggi quanto hai scritto: quello che manca nei "giochi da PC", quando ri-leggi bene, non è forse l'atto "puro", mentale, del "fare astrazione"?
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#3
Mi permetto di dissentire da quello che ha scritto l'amico colfla66.
Non si deve dare la colpa ai giochi elettronici ma a chi li propone ai propri figli in modo sbagliato,i miei hanno sempre giocato con questo tipo di intrattenimento ma ho sempre fatto in modo che per loro fosse uno svago e non una dipendenza,infatti hanno studiato sempre con profitto e non gli è mai mancata fantasia e creatività,in questo senso credo che la TV faccia ben più seri danni di un videogioco.
Quindi non criminalizziamo i videogiochi,ma insegnamo agli adulti quale tipo di gioco è adatto e come farli usare ai propri figli.

Beati quei popoli che non hanno avuto storia.O.Fauillet.
[Immagine: http://i39.tinypic.com/28mekcm.jpg]
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#4
Signori, fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo, soprattutto di questi tempi. Quindi una presenza dei genitori è sempre la cosa migliore, sia per navigare, quanto per giocare, quanto per qualsivoglia cosa e di qualsiasi genere. Esistono delle piaghe che stanno falcidiando la gioventù: droga, alcol.....
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#5
(24-09-2011, 15:10 )Antonio_Cantaro Ha scritto: Signori, fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo, soprattutto di questi tempi. Quindi una presenza dei genitori è sempre la cosa migliore
Quoto.
Ma che sia una presenza attiva e non passiva.


Beati quei popoli che non hanno avuto storia.O.Fauillet.
[Immagine: http://i39.tinypic.com/28mekcm.jpg]
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#6
Mi pare logico ....
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