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Sono migliore con Linux!
#1
Wink 
Riporto un articolo che ho appena letto (e gradito) dal titolo oggetto della discussione (autore Giorgio Beltrammi http://ubuntu-inside.blogspot.it)

Lasciate che un povero matusa dia sfogo alle divagazioni di un cervello inesorabilmente votato all'atrofia e leggete quanto segue senza sentirvi in dovere di confermare o smentire.
Il titolo scaturisce dalla constatazione che Linux, con le sue asperità e la sua malcelata complicatezza, rende la vita (non solo informatica, ma anche quella vera) più tortuosa e più...stimolante.
In questo mondo, dove tutto sembra votato alla semplificazione ed all'appiattimento emozionale/procedurale, Linux si mette di traverso e chi ci cozza contro può fare due cose: scansarlo, o capire perchè ci è andato a sbattere.
Non è un caso che Linux entri nella vita informatica di una persona, ne sono più che convinto. In fondo non si può avere un incidente in macchina se l'auto rimane nel garage o nel posto auto sotto casa.
Linux è una delle tante presenze nell'universo dell'informatica, ma non è mai manifesto, anche se sembra spasmodicamente proteso a farlo (o almeno così qualcuno vorrebbe che facesse). Eppure quacuno, tra i milioni di utenti di computer, si accorge della sua presenza, perchè?

Perchè ci sono persone che guardano e vedono, mentre ci sono tantissime persone che pur usando gli occhi, non vedono nulla se non il rassicurante e morente piatto scorrere della propria vita informatica.
La curiosità - dote tipica delle persone che vedono - non può fare altro che portare la persona a sbattere involontariamente (ma neanche tanto) contro qualcosa che nemmeno la persona stessa sa cosa sia, ma per il fatto di averla incontrata, lo porta a cercare di capire perchè sia accaduto tutto ciò.
Con Linux è la stessa cosa.
Nel placido scorrere dell'informatica più diffusa, quando tutto è (pre)ordinato, può affacciarsi la noia o la constatazione che se si può usare quel tipo di informatica, da qualche parte ci deve essere un modo per poterla influenzare e cambiare. Noi siamo esseri protesi al cambiamento ed anche se ciò ci destabilizza, è proprio nell'instabilità che c'è la voglia di tornare in equilibrio e capire come fare. Non può esserci una discesa senza una salita!

Linux cambia il modo di vivere l'informatica, destabilizza, rende scomodo il viaggio (almeno all'inizio), ma proprio la scomodità e la destabilizzazione, spingono la persona a cercare di tornare a stabilità e comodità. La persona diventa viva e mette in esercizio quelle doti che, nel mondo preordinato dell'informatica di massa, sembravano sopite o, peggio, inutili o superflue.
Se è vero che un viaggio di mille miglia comincia con un passo, allora Linux non è il viaggio in se, ma la voglia di muovere i piedi e fare quel primo passo. E' il modo per vincere la propria immobilità - dove si è in attesa che qualcuno ci porti - e percorrere quel viaggio constatando che sono i propri piedi, il proprio cuore e il proprio cervello a volerlo fare. E volere un qualcosa è ciò che ci distingue dal vivere animale, dove non ci si aspetta nulla e dove tutto quello che è a disposizione è il massimo a cui si può aspirare.

Nel cercare di capire Linux, di cercare di migliorare la mia (inizialmente) scomoda convivenza con esso, ho scritto tante cose al suo riguardo, nella convinzione che avrebbero potuto essere utili anche ad altri e non solo a me stesso. Ciò mi ha richiesto impegno, mi ha reso la vita un po' più complessa, ma mi ha anche rinvigorito la forza di volontà e mi ha fatto evolvere, non solo nelle capacità narrative, tecniche, grammaticali, lessicali ed educative, ma nella sfera umana, per cui ho devoluto parte della mia vita informatica a cercare di far del bene agli altri.
Anche queste poche, forse confuse/astruse righe, sono determinate da un volere, dalla constatazione che se io non avessi mai incontrato Linux, non avrei scritto queste precise parole (e tutte le altre), che derivano dall'aver capito che non è importante avere il meglio rinunciando ad avere il bene, è essere il meglio di se per stare bene.
Linux mi permette di esserlo!
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#2
(16-09-2012, 21:43 )maverick2011 Ha scritto: Riporto un articolo che ho appena letto (e gradito) dal titolo oggetto della discussione (autore Giorgio Beltrammi http://ubuntu-inside.blogspot.it)

Lasciate che un povero matusa dia sfogo alle divagazioni di un cervello inesorabilmente votato all'atrofia e leggete quanto segue senza sentirvi in dovere di confermare o smentire.
Il titolo scaturisce dalla constatazione che Linux, con le sue asperità e la sua malcelata complicatezza, rende la vita (non solo informatica, ma anche quella vera) più tortuosa e più...stimolante.
In questo mondo, dove tutto sembra votato alla semplificazione ed all'appiattimento emozionale/procedurale, Linux si mette di traverso e chi ci cozza contro può fare due cose: scansarlo, o capire perchè ci è andato a sbattere.
Non è un caso che Linux entri nella vita informatica di una persona, ne sono più che convinto. In fondo non si può avere un incidente in macchina se l'auto rimane nel garage o nel posto auto sotto casa.
Linux è una delle tante presenze nell'universo dell'informatica, ma non è mai manifesto, anche se sembra spasmodicamente proteso a farlo (o almeno così qualcuno vorrebbe che facesse). Eppure quacuno, tra i milioni di utenti di computer, si accorge della sua presenza, perchè?

Perchè ci sono persone che guardano e vedono, mentre ci sono tantissime persone che pur usando gli occhi, non vedono nulla se non il rassicurante e morente piatto scorrere della propria vita informatica.
La curiosità - dote tipica delle persone che vedono - non può fare altro che portare la persona a sbattere involontariamente (ma neanche tanto) contro qualcosa che nemmeno la persona stessa sa cosa sia, ma per il fatto di averla incontrata, lo porta a cercare di capire perchè sia accaduto tutto ciò.
Con Linux è la stessa cosa.
Nel placido scorrere dell'informatica più diffusa, quando tutto è (pre)ordinato, può affacciarsi la noia o la constatazione che se si può usare quel tipo di informatica, da qualche parte ci deve essere un modo per poterla influenzare e cambiare. Noi siamo esseri protesi al cambiamento ed anche se ciò ci destabilizza, è proprio nell'instabilità che c'è la voglia di tornare in equilibrio e capire come fare. Non può esserci una discesa senza una salita!

Linux cambia il modo di vivere l'informatica, destabilizza, rende scomodo il viaggio (almeno all'inizio), ma proprio la scomodità e la destabilizzazione, spingono la persona a cercare di tornare a stabilità e comodità. La persona diventa viva e mette in esercizio quelle doti che, nel mondo preordinato dell'informatica di massa, sembravano sopite o, peggio, inutili o superflue.
Se è vero che un viaggio di mille miglia comincia con un passo, allora Linux non è il viaggio in se, ma la voglia di muovere i piedi e fare quel primo passo. E' il modo per vincere la propria immobilità - dove si è in attesa che qualcuno ci porti - e percorrere quel viaggio constatando che sono i propri piedi, il proprio cuore e il proprio cervello a volerlo fare. E volere un qualcosa è ciò che ci distingue dal vivere animale, dove non ci si aspetta nulla e dove tutto quello che è a disposizione è il massimo a cui si può aspirare.

Nel cercare di capire Linux, di cercare di migliorare la mia (inizialmente) scomoda convivenza con esso, ho scritto tante cose al suo riguardo, nella convinzione che avrebbero potuto essere utili anche ad altri e non solo a me stesso. Ciò mi ha richiesto impegno, mi ha reso la vita un po' più complessa, ma mi ha anche rinvigorito la forza di volontà e mi ha fatto evolvere, non solo nelle capacità narrative, tecniche, grammaticali, lessicali ed educative, ma nella sfera umana, per cui ho devoluto parte della mia vita informatica a cercare di far del bene agli altri.
Anche queste poche, forse confuse/astruse righe, sono determinate da un volere, dalla constatazione che se io non avessi mai incontrato Linux, non avrei scritto queste precise parole (e tutte le altre), che derivano dall'aver capito che non è importante avere il meglio rinunciando ad avere il bene, è essere il meglio di se per stare bene.
Linux mi permette di esserlo!

:ok:Idea
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#3
Veramente significativo e illuminante.Sono sicuro che molti di noi riflettendoci si ritrovino nel racconto di questa esperienza di vita.
Bilodiego
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#4
Bello.
Insisto a pensare che la shell abbia un ruolo fondante nell'elaborazione di certi traguardi.
Costruire un comando anziché selezionare una soluzione preconfezionata è la chiave giusta per approfondire.
[Immagine: http://pclinuxos.com/forum/avatars/Pengu...guitux.png] Parole !
Mai che se ne trovino due uguali !
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#5
(16-09-2012, 23:11 )zafran Ha scritto: ...Costruire un comando anziché selezionare una soluzione preconfezionata è la chiave giusta per approfondire.

Quoto in pieno Exclamation
Ogni fallimento avvicina sempre più alla meta... Arrendersi subito equivale a non provare affatto.

Il bisogno di conoscere e scoprire, è la fiamma che alimenta la fornace che è il cervello umano.
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#6
l'uso della shell è parte del cammino Sleepy
 Trasferito sul Nuovo Forum [img]images/smilies/blush.gif[/img]
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