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ma cosa sta succedendo
#1
...nella nostra bella Italia? Anche questa sera le immagini di queste alluvioni sono impressionanti.
Sono triste per quelle persone che hanno perso tutto.
Pensare che io ero arrabbiata perchè il percorso che solitamente faccio per tornare a casa è di mezz'ora,questa sera a causa partita ho impiegato 3 ore.
Mi vergogno al solo pensiero della mia inutile rabbia davanti a casi della vita di maggiore importanza.
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#2
Opzioni:
La natura che si ribella..

La natura che (invece) fa il suo corso..

Le profezie che si avverano..(...)

cataclisma in arrivo Shy

etc etc ..

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#3
La natura che (invece) fa il suo corso.. Undecided
La politica che (invece) non fa il suo dovere... Exclamation
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#4
e qualche cittadino che (invece) fa il furbo

vedi abusivismo
vedi evasori
ecc ecc
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#5
Vedi costruzioni in zone che non dovrebbero essere edificate ....
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#6
Il punto è che gli insediamenti umani (città, paesi, etc...) conviene farli in luoghi specificamente pericolosi (cioè, tali che il vivervi comporti un particolare rischio di morirci prima dal tempo dovuto al sopraggiunger dell'età). Questo perché è per molti versi -ma specie sul piano economico- CONVENIENTE (e non lo sto scrivendo ironicamente) vivere in luoghi particolarmente pericolosi. Sorgon vicini all'acqua, per esempio, gli umani insediamenti. Non già per il capriccio insano di affogarvi tutti quanti dentro in caso di alluvione... bensì perché quell'acqua consente di vivere meglio (più "dissetati" e più "lavati") nonché di coltivar la terra in modo decisamente più redditizio (ovvero: di produrre il cibo necessario a mantenere la comunità).
Non è solo questione di "mala gestione politica": son le comunità medesime (o, meglio, le singole "forze corporative" che le compongono e ne guidan lo sviluppo in campo pratico) a pretendere che tutti debbano vivere in zone particolarmente esposte a rischio. Chi cercasse di opporsi, verrebbe semplicemente ignorato. Se insistesse, verrebbe imbavagliato. E, qualora insistesse ulteriormente, verrebbe semplicemente eliminato (in un modo o nell'altro).
Per capirlo, basta considerare il caso (pericolosissimo) dei territori vulcanici. Chiunque guardi una zona vulcanica dal cielo non può che notare l'altissima "densità abitativa" che la circonda. A che si deve mai il numero abnorme di umani che vivono, per esempio, all'ombra del Vesuvio o a quella dell'Etna (il quale, per inciso, è molto MENO pericoloso del Vesuvio)?... Si tratta forse di tutti pazzi? Di una cospicua setta ultrasegreta votata al suicidio di massa? No, nient'affatto. La densità che si ritrova si è venuta affastellando in secoli di umano sfruttamento della fertilità naturale tipica delle terre che circondano qualsivoglia vulcano... Non è che a Messina e Catania (a esempio) o anche nella Campania vesuviana non abbian avuto mai morti, disastri e cataclismi, dal vivere in stretta contiguità col vulcano. È che il viver ravvicinati a quell'enorme mostro apportatore di strage ha dato, nei secoli, ai contadini, la chance d'ottener pingui raccolti senza bisogno alcuno di fertilizzare...
Compreso il principio in questione, dunque, c'è -in più- da capire che un simile principio vale UGUALE a tutti i livelli: non solo la comunità nel suo complesso ha INTERESSE a posizionarsi laddove il rischio è maggiore, ma anche il SINGOLO ha -in generale- lo stesso interesse. Per esempio, se deve acquistare della terra (anche se non fa per nulla il contadino), dov'è che ha convenienza ad acquistarla? Se vive non troppo lontano da un vulcano, è chiaro che l'interesse è quello di acquistare il terreno in una zona vicina all'attività vulcanica... semplicemente perché ci penserà il vulcano, con le sue ceneri eruttive, a incrementare a dismisura, con il trascorrere del tempo, il monetario valore dell'investimento iniziale.
E questo diviene ancora più appetibile (anzi, irresistibile) se andiamo a considerare che -al giorno d'oggi- sarà addirittura lo Stato (o qualche sua specifica emanazione) a dar denari e aiuto per ricostruire in caso il vulcano distrugga ogni cosa con la propria rabbia... Sicché, qualcuno muore, sì, ma fra chi invece vive sono in parecchi, alla fine dei conti, a guadagnarci...
Insomma, non facciamoci illusioni: qualunque comunità abbisogna (e NON vuole assolutamente rinunciarci, nemmeno se ciò significa porre a serio rischio la vita dei suoi appartenenti) di una sorta di "rendita territoriale" che vien dalla posizione specifica dei terreni su cui sorge. Rendita che comporta SEMPRE un alto margine di rischio per la vita umana: Venezia che rischia d'affogare in mare (ma proprio da quel mare ha sempre tratto e trae la sua ricchezza), Napoli che rischia tutti i giorni di morire se salta per aria il Vesuvio (che a sfuriate del genere è alquanto propenso), Messina -fatta anche di pendii scoscesi composti essenzialmente di ceneri vulcaniche- che frana verso valle ad ogni pioggia fuor dell'ordinario, etc...
Non illudiamoci, gente, dunque: nessun controllo, nessuna legge, nessun governo, niente di niente, potrà porre mai fine a questa secolare situazione.
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#7
Le calamità naturali da che esiste il mondo è verissimo che son sempre esistite , ma a quelle poi si sono aggiunti incuria , speculazioni selvagge , mancanza di rispetto e di vera conoscenza delle esigenze del territorio , cementificazioni e disboscamenti selvaggi , fiumi di asfalto dove neppur ce ne sarebbe alcun bisogno.
Guardati i campi quando piove , una volta l' acqua riuscivano ad assorbirla rapidamente , ora l' inquinamento è ad un livello tale che il terreno non assorbe più nulla , basta un temporale di poche ore per traformare una redola in un torrente in piena.
La natura si vendica , si riprende ciò che ci si è illusi di poterle rubare e farla franca.
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#8
Finché non muterà la mentalità della gente, Franco, io temo non ci sarà nessuna autorità al mondo che potrà far niente. Finché la gente seguiterà a comprare case in terreni che NON sono (già a vista d'occhio!) minimamente "sicuri" (e la gente, credimi, seguiterà sempre e comunque a comprar tali case, anche sapendo di mettere a rischio la vita di parenti e figli, perché stanno a distanza più decente dal luogo di lavoro, per esempio, o perché contano di trovar più ampie aree di parcheggio per la propria auto, etc...), sono sicuro che tutto questo NON cambierà.
Vedi, io penso che nell'era dei "consumi", son proprio i "consumatori" a avere il vero potere: ma NON sanno d'averlo e non lo esercitano affatto. Perché, per esercitarlo dovrebbero scegliere meglio che cosa acquistare (e cosa invece no) mettendo nel conto anche cose diverse da quelle ossessivamente sottolineate dai vari slogans pubblicitari e anche dal valutar la convenienza o meno di un acquisto in base al puro e semplice risparmio monetario.
Non credo che una tale cosa avverrà presto (perché ci son legioni di "esperti marketing" fiancheggiati da psicologi super-specializzati che sono foraggiati apposta per impedire che avvenga) e forse non avverrà mai.
E sino a che i "consumatori" non eserciteranno in proprio il loro potere (o seguiteranno a delegarlo alle "Associazioni a difesa del Consumatore", che son "vicoli ciechi" messi a bella posta per levar la vista a chi è quasi arrivato al punto di spalancare gli occhi), io penso che non ci sarà niente da fare (se non cercar di sopravvivere e subire).
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#9
Certo non hai torto , fin che c'è chi da motivo alla speculazione selvaggia di esistere , si può solo andare di male in peggio , nell' ipotesi migliore si può ritardare l' arrivo del peggio , ma fermarlo no. Purtroppo l' uomo è il peggior nemico di se stesso da sempre.




****** per cambia tanto che sei qui , è on line pcbsd rc2


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#10
Grazie, Franco: non me ne ero avveduto. Ho installato da poco la RC1, ma penso si possa aggiornare... Sennò, mi toccherà re-installare daccapo.
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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