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ora la concorrenza e disposta a tutto
#1
la news proviene da ansa.it -->marchionne politica dei prezzi: ma se qui' in "italia" non lavora più nesuno "marchionne" si riduca il suo stipendio" e assuma un operaio e vedrà che l'economia incomincia a girare Arrendersi
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#2
Non ha alcun senso, Pirata, pretendere che un imprenditore veda le cose in modo anche solo lontanamente simile a quello di uno che non fa l'imprenditore.
Ed è giusto così, peraltro. La Storia ha ampiamente dimostrato che ogni qualvolta è prevalsa una mentalità che non fosse decisamente (e duramente) di stampo "imprenditoriale", quel che inevitabilmente ne è seguito (dopo un periodo più o meno lungo di "assunzioni" e di "aprioristica difesa del posto di lavoro") è stato -in tutti i casi e senza neanche un'eccezione- il più completo ed assoluto fallimento.
Gli imprenditori hanno i propri "punti di vista" e, secondo essi, perseguono i propri fini e cercan di fare (più o meno bene, a seconda dei casi) il proprio lavoro.
Più le attività esistenti avran successo e faran guadagnare tanti soldi (innanzi tutto, proprio agli imprenditori), più ci sarà lavoro (per tutti quanti). Meno avran da guadagnare, dall'attività che svolgono, gli imprenditori, meno -per tutti quanti- ci saran dei potenziali (e validi) lavori.
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#3
monsee ti ringrazio della risposta: mi sembra ovvia l'equazione in questo caso il marchio "volkswagen" risulta più competivo con possibili assunzioni. mentre il concorente "fiat" apre nuovi stabilimenti all'estero. in sostanza siamo al cane che si morde la coda non sono un iprenditore la prima scelta è per un prodotto italiano,non "delocalizziamo" la produzione
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#4
Sì, Pirata. Diciamo che la Casa tedesca punta a tenere bassi i prezzi (in rapporto alla qualità) esattamente coma fa anche la Casa italiana, ma... riesce a farlo meglio. Dunque, vende di più, guadagna di più (ovverosia: fa guadagnare di più "il Padrone") e, di conseguenza, tale "Padrone" ha interesse ad assumere altro personale e lo assume (dato che, producendo una quantità maggiore della sua merce, aumenta automaticamente la sua propria personale ricchezza). FIAT, evidentemente, non ha trovato ancora la maniera di tener bassi i costi suoi così come fa Volkswagen.
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#5
intendiamoci il marchio "fiat" non deve imparare prorio da nessuno come costruire o meno un auto anzi in molti casi è stata prorio la concoranza a emulare un "modello". da dove ripartire qualità prezzo anche con meno gudagno operaio/imprenditori mi sembra ovvio applicare una "parcondico"
più equa possibile
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#6
No, non ha il minimo senso puntare ad una parcondicio fra gli imprenditori e chi imprenditore non è. L'imprenditore punta sempre e solamente a realizzare il massimo guadagno personale possibile nella situazione data. Ed è giusto così.
Se si prova a "parcondicionare" imprenditore e dipendenti suoi, il fallimento -dopo un periodo più o meno lungo, caratterizzato dal fatto che sarà comunque lo Stato (usando le Tasse pagate dai cittadini e/o indebitandosi tramite BOT e CCT, ovvero incrementando il Debito Pubblico) a doversi -giocoforza- sobbarcare il mantenimento in vita della Ditta per evitar che chiuda in breve tempo- è assicurato.
La FIAT non si trova nelle stesse condizioni in cui viaggia Volksvagen.
Innanzi tutto, perchè l'economia tedesca è meglio "valutata" (in buona misura, perfino a torto) rispetto all'economia italiana (e, conseguentemente, i tedeschi hanno accesso ai finanziamenti ad un tasso assai inferiore rispetto a quello che debbon -giocoforza- corrispondere, invece, gli imprenditori italiani). Inoltre, gioca un ruolo grosso anche il fatto che i Sindacati teutonici (seppure noti per la loro "solida forza") non hanno mai impostato una politica di "contrapposizione" rispetto al "Padrone", ma si sono (storicamente) impegnati a fondo, per crear quasi una "politica di supporto" (assicurandosi che "il Padrone" potesse esser più forte di eventuali suoi concorrenti stranieri, spesso anche sacrificando -per una buona causa- pezzi, ritenuti meno rilevanti del raggiungiomento di una situazione economica Nazionale superiore, della "tutela del lavoratore" [così com'è -rigidamente ed inflessibilmente" storicamente vista, invece, da taluni, maggioritari, Sindacati italiani, "autonomi" e non]).
Anche solo a pensare a questi due punti (i quali, anche da soli, risultan, sul Mercato, decisivi) è chiaro che la FIAT avrà i suoi bei grattacapi a tener testa -almeno nel breve e nel medio periodo- a Volkwagen.
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#7
La Fiat è un'ottima casa automobilistica, i manager forse no perdono clienti. Marchionne ha più volte minacciato di chiudere gli stabilimenti in italia, mi chiedo perchè non chiude la bocca.
Te ne vuoi andare? bene, troviamo una soluzione...
Guardiamo altrove, mi rivolgerei alle case costruttrici straniere, asiatiche in particolare. Venite in italia a produrre e avrete tasse sospese per 10 anni, dall'undicesimo partiamo con il 10% d'imponibile con aumento del 5% ogni anno fino a raggiungere una tassazione normale. Burocrazia veloce e non assillante fatta su misura per questi investitori.
Contratti con le organizzazioni sindacali già firmati prima di produrre della durata di 10 anni. Energia a costi dimezzati rispetto ai concorrenti mondiali e altri vantaggi che vorranno discutere con il governo qualunque sia.

Acquistiamo prodotti italiani.
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#8
Beh, se la strada è quella di "cacciare" gli imprenditori (e i Gruppi Industrial-Finanziari) italiani per poi chiamar quelli stranieri e agevolarne l'italica permanenza... non sarebbe più efficace (e più sicuro, oltre che di più celere realizzazione e d'assai più efficace applicazione) offrire agli imprenditori italiani già ora presenti quelle agevolazioni che li aiuterebbero a rimanere competitivi sui Mercati mondiali? (ma senza che lo stato debba rimetterci dei soldi: perchè sarebbe senza dubbio la via più sbagliata [tali soldi uscirebbero comunque dalle tasche dei cittadini oppure andrebbero ad incrementar massicciamente il Debito Pubblico Italiano] e non condurrebbe a niente).
[Immagine: http://www.pic4ever.com/images/2mpe5id.gif]Un poeta può sopravvivere a tutto tranne che ad un errore di stampa.(Andy Wahrol)
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#9
@monsee, la strada non è cacciare gli imprenditori italiani sono loro che se ne vogliono andare, lasciamoli fare, quando sono usciti chiudiamo a costoro le porte d'ingresso per sempre, avvisiamoli prima.
L' italia deve trovare altre soluzioni per il bene comune. Pensi che l'europa permetta l'ingresso di case automobilistiche orientali ? No, hanno una paura terribile ed è per questo che la fiat non se ne va, mugugna, minaccia, ma resta. Perdono clienti ? le vendite diminuiscono del 20% ? Si, sono i dipendenti la causa di tutti i mali. Un grande manager si sarebbe dimesso all'istante Marchionne no. È canadese, ma italiano quando le cose vanno male.
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#10
E' una di quelle cose, che secondo me, è ritenuta falsamente complicata; è chiaro che un sistema economico (nazionale, locale, della singola azienda) è complesso, cioè per essere a punto deve necessariamente trovare un suo equilibrio (costi, ricavi, ecc.), ma alla fine questo è (purtroppo) un sistema economico basato sui consumi e i consumi vengono alimentati ESCLUSIVAMENTE dagli stipendi (o qualsiasi altra forma di compenso per prestazione lavorativa); ma è anche vero che i consumi comprendono in sé non solo quelli voluttuari, ma anche e soprattutto quelli per la sopravvivenza: casa, bollette, abbigliamento base, alimentazione, trasporti; questa è premessa necessaria per dire che l'attuale sistema economico nazionale (di cui Marchionne si fa, per come ragiona, portavoce: a chi dovrebbe riuscire a vendere automobili, che per essere pagate devono essere finanziate, se un finanziamento viene concesso solo a chi ha contratto a tempo indeterminato e sufficientemente elevato, quando vuole una flessibilità che va nella direzione opposta?), tende, invece a rendere i consumi incredibilmente difficili; stipendi troppo bassi (rapportati al costo della vita), contratti lavorativi quasi esclusivamente a tempo determinato e di brevisssima durata (1-2 mesi), portano le persone a ricercare il massimo risparmio (fare spesa nei discount, che spesso fanno parte di catene estere e/o fornitori esteri) e a rinunciare a spese che siano extra-sopravvivenza, dovendo molto spesso ricorrere ad aiuto esterno (l'Italia non è semplicemente la nazione dei mammoni o/e dei bamboccioni, ma è la nazione dove per mantenersi da soli si deve guadagnare stipendi di almeno 1200-1500 euro, secondo le zone); in nessun caso si può pretendere che l'imprenditore faccia regali, xé l'imprenditore è l'espressione massima dell'egoismo umano e punta al troppo e all'inutile per definizione (i lussi), ma quando l'unica preoccupazione è come licenziare (le recenti diatribe sull'articolo 18, che non ha mai reso impossibile licenziare, ma tutelava i lavoratori da licenziamenti arbitrari) e non come far si che i lavoratori (fonte di reddito per l'economia dei consumi) siano realativamente sereni (lavoro a tempo indeterminato, che non vuol dire a vita, ma fino a quando l'azienda può) e con stipendi che consentano la sopravvivenza e non solo, allora si capisce che l'imprenditoria italiana e i governi che glielo consentono, non hanno capito che il loro egoismo va moderato; prodotti finiti e servizi resi, che subiscono ricarichi (rispetto i costi avuti per produrli/fornirli) anche del 100% (ma a volte più) sono un esempio di questo fatto, soprattutto in una nazione come la nostra, dove gli investimenti per la Ricerca e lo Sviluppo sono fanalino di coda nel Mondo, dimostrando che gli utili devono solo servire a pagare stipendi manageriali ingiustificatamente elevati (benefit, come auto aziendali ad uso privato e quant'altro, compresi); se a chi alimenta l'economia non si da serenità e di che vivere non c'è ricetta magica che tenga (come la geniale trovata di accorpare i giorni di festa per aumentare i giorni lavorativi per aumentare il PIL: a chi si vende il di più prodotto se neanche quello che viene prodotto ora trova mercato?): il PIL cala, i consumi stagnano e l'Italia rischia la bancarotta. Gli USA con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni sono ricchi anche perché gli stipendi sono elevati, magari non tutelati, ma elevati e la gente spende (pure tropppo, ma fare shopping è ritenuto patriottico: fa circolare i soldi e tanti); fino a prima della crisi trovare lavoro (magari dall'altra parte del Paese) non era un'impresa folle, ma provate a farlo in Italia, con la benzina che paga gli stipendi folli dei dirigenti statali e i costi di affitto esorbitanti; è vero che l'Italia è un altro mondo, ma solo perché dove si dovrebbe capire che si dovrebbe dare una botta al cerchio e una alla botte, invece si ruba tutta la botte...
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