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[Monologo comico (?)] Noi e le donne
#1
Carissimi,
un po' di letteratura non guasta, giusto?
È un monologo che ho scritto l'anno scorso; tratta i rapporti di coppia.

Buona lettura !

Universi paralleli

Per ogni donna esistente su questo pianeta occorrerebbero almeno dodici uomini.
Nella specie umana, le donne abitano in universi paralleli, meglio dire: in una moltitudine di realtà a sé stanti, fatte di purissima immaginazione mista a perverso, mostruoso, strabiliante, pragmatismo.

___Immaginano il principe azzurro, ma se tu lo incarni, ti vogliono bizzarro, poetico, trasandato e sognatore. Ti vogliono ricco, ma devi sembrare povero. Forte ma fragile, deciso ma riflessivo, impetuoso ma calmo...
Tenero, però duro come un gorilla che protegge la femmina alfa.
Padrone, ma da loro padroneggiato.

___Se tu sei come loro ti hanno sognato, sappi che un’ora dopo, le donne, si spostano in un’altra realtà e ti desiderano in un altro modo, che potrebbe essere l’esatto opposto, oppure un pochino differente di una sfumatura infinitesimale dall’immagine originaria apparsa loro sessantuno minuti prima. Sono convinte di poterti plasmare, come se tu fossi fatto di plastilina per modelli scultorei.
___A noi, poveri maschi, lineari e sempliciotti, non è data la loro travolgente capacità immaginativa: noi siamo quel che siamo, sempre e comunque; quindi ci collochiamo a un metro scarso dalle scimmie. Siamo bipedi, ma ci trasformiamo in quadrumani arboricoli quando andiamo in palestra, quel luogo dove vige il sudore e le sue dirette conseguenze olfattive.
Loro, le donne, in palestra ci vanno perché ci sono molti specchi, perché il movimento fisico sparge ferormoni, e perché “in palestra bisogna andarci”.

___Ci puntano e ci osservano: hanno una velocità oculare superiore a quella della luce: quando spostano lo sguardo, noi non le becchiamo in tempo, mai. Le donne, in realtà, hanno – almeno – dieci occhi, ma tu, caro congenere, ne vedi soltanto due.
___Sospirano e, tra esemplari congeneri, quei fiati sono parole, frasi e concetti articolatissimi. Hanno la capacità di comunicare – tra donna e donna – in un modo da cui i personaggi telepatici della migliore fantascienza possono solo imparare, provando altresì una miserrima, nonché profonda, invidia.


Colpevoli, senza appello
___Dicono: «Uffa, a letto facciamo sempre le stesse cose...». Noi, dunque, ci attiviamo, ci addentriamo nei meandri della letteratura mondiale in fatto di pratiche indo-cinesi, e loro, quando noi presentiamo la nuova sfumatura, si inalberano: «Brutto traditore !
___Da chi hai imparato questa cosa?
______Tu sei andato con un’altraaa !
_________Confessa !».
A quel punto, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo tacere, perché sarebbe più facile tacciare Einstein di inettitudine, anziché convincere quella donna sul fatto che noi siamo innocenti avventori compulsivi di Google.


De gustibus... disputandum est
___«Come sto?»
È una domanda che spiazza, una domanda a cui ogni nostra possibile risposta sarà terribilmente sbagliata.
___“Bene”, pur se pronunciato con estrema convinzione, per loro equivale a: “Non saprei...”.
Loro necessitano di lunghe prose che argomentino lo sperato, immenso, inconfutabile splendore di femme fatale.
Poi si chiedono perché parliamo poco e perché mediamente rispondiamo con sterili mugugni o grugniti. Non sanno che i nostri versi gutturali sono figli legittimi, diretti discendenti, della paura, elevata al cubo !


Tu devi rispondere, ma la risposta è sbagliata
___Si avvicina, ammicca, mostra tutti i denti e spalanca gli occhioni in una smorfia paurosamente felliniana, tra il pazzesco e il grottesco; è convinta che noi siamo telepatici come lei:
___«Be’, non noti nulla?».
Pericolo ! Tutto quello che diremo, benché insignificante, o tra il vago-evasivo, sarà usato contro di noi in un futuro molto prossimo. Lei ha controllato la bilancia, e la matematica dice che ha perso centonovantacinque grammi di peso corporeo. Noi dobbiamo notarlo e, dalla gioia, faremo l’intera coreografia di una danza greca, oppure qualche giro “dervisci” col candelabro in testa, altrimenti lei ci terrà il muso fino a sera, e aggiungerà: ___«Tu non mi ami più...»” con annesso frigno asciutto. Meglio la danza greca, anziché i giri dervisci, perché a loro vederci in gonna lunga a campana non piace.


Il mutismo... paga
___«Che dici, mi metto questa, o quest’altra? Quale mi sta meglio?» e ti punta con due laser che trasmettono fotoni amplificati, direttamente dal centro delle sue pupille dentro le tue.
Tacere, ammutolire ! Perché lei sa già qual è la camicetta che indosserà. Ci ha solo sfidati, vuole una risposta qualunque su cui controbattere e quindi rifiutare con sdegno, mascherato da delusione, il nostro pressapochismo strutturale. Altro pianto senza liquidi, stavolta teatrale.


Quantificazione
___Non esiste al mondo una donna che sappia – autonomamente – se è bella oppure brutta. Se le dici che è bella, lei ti guarderà delusa, perché bella è troppo poco. Bellissima è – sempre secondo lei – una presa per i fondelli, e carina è un terribile contentino, tipico di noi maschi, poiché “generati con l’insensibilità di serie, con sentimenti approssimativi e senza una briciola di cuore”.
Caro amico mio, non dirle: “sei incantevole”, perché ti risponderà che sei un bugiardo.
Taci, dunque: non rispondere più, grugnisci... e dopo, quando le avrai donato il tuo “Sei bella”, lei ti chiederà:
___«Bella?
______Bella come?
_________Quanto bella?».
Sappi che negli universi femminili non esistono le unità di misura bensì quelle di dismisura.


Amarsi
___«Sono già tre giorni che non mi dici che mi ami...».
In questi frangenti, le donne assumono un’espressione stranissima, dissociata, ovvero: fingono occhi tristi che – al tempo medesimo – sembrano due canne di fucile da caccia puntate sulla tua fronte. Tuttavia, sii cauto: non dirle mai spontaneamente che l’ami, perché lei, insospettita, innescherà:
___«Davvero? Cioè... Tu mi ami? Dimmi... cosa hai combinato ieri sera?!». Ruggirà, e la sua espressione, a quel punto, sarà felina: da tigre famelica.
___Caro congenere maschile: qualunque sia l’argomento in questione, non importa che tu le dica la verità, tanto lei non ti crederà.


Lei dà, tu dai
Se ti regala una tristissima Polo coccodrillata, abbi paura: significa che vuole un altro brillantino.

Il mentalista
___«Indovina chi ho incontrato stamattina?»
Lei, da noi maschi, pretende la stessa capacità telepatica tipica del genere femminile.
Ebbene, sei fritto: da quel momento inizia la tua tortura-quiz, poiché le tue risposte saranno tutte sbagliate, anche se pronuncerai trecento nomi diversi, dalla zia Marta fino a quella ragazza che, insieme, avete incontrato, per trenta secondi, nel 1994 in via Trento, alle dieci di mattina, e – attenzione – quel giorno non pioveva !


La stanza da bagno
___ Le donne, in circa quaranta cassetti, hanno un intero battaglione di matite, cremine, cremette da giorno, impiastri da notte, intrugli, terricci, argille provenienti da luoghi misteriosi, non ancora mappati dai geologi, coloranti densi per la cheratina, stranissimi pennelli d'ogni misura e sorta con l'aspetto di orrendi insetti neri, bottigliette e micro-scrigni che contengono misture dai nomi stranissimi.
___ Una quantità terrificante di minuteria composta da miriadi di aggeggi di cui noi non capiremo mai la funzione.
___ Lei ti dirà che quelle cose metalliche sono forcine, pinzette, lime, limette, tronchesini, levasopracciglia, bigodini professionali, strisce di alluminio per la messa in piega casalinga, e se le farai intendere che non hai capito nemmeno una parola, lei ti minaccerà con un attrezzo elettrico che sembra cascato giù da un universo parallelo: una pinza gigantesca, attaccata alla presa di corrente, con due parti piatte, metalliche, di cui percepisci il forte calore già da un metro.
Perché, in questo secolo, le donne si asciugano i capelli con quella pinza mostruosa che ricorda un ferro da stiro venusiano?
___ E perché al mattino presto sembrano scappate da una zona di guerra? I loro capelli, perché si presentano come sculture degne di artisti dalla mente distrutta? <--(euf. per: gatto morto).

___Tu, che sei abituato al caro, vecchio phon, rumoroso al pari di uno scooter, ti ricordi ancora dello shampoo in bustine anonime, sotto forma di polverina da sciogliere preventivamente in acqua, e da smuovere con lieve far di mano... ti senti tapino, fuori-mondo, e guardi verso il tuo fiero pennello di cinghiale e il rasoio che hai affilato centinaia di volte sulla cinghia di cuoio; quella spada virile che ti regalò tuo padre al ventunesimo compleanno, quando ti investì uomo che può badare a sé stesso. In realtà fu una cacciata solenne, ma tu ne andasti comunque fiero.
___ Quel cuoio ha ancora il profumo della tua barba nera, e tu lo tendi fiero, poi con gesti calmi ma fermi, al mo' di un antico samurai al cospetto del suo Shogun, lasci che la lama si faccia strada da sé, in un magistrale andirivieni rituale.
___ Al termine dell'intervento chirurgico, che solo la tua mano ferma sa portare a successo, sei orgoglioso del fatto che ogni nuovo giorno riesci a sgozzarti sempre un po' meno: “Oggi soltanto un taglietto, ma piiiccolo !”, e fai la danza della vittoria davanti allo specchio in cui vedi il tuo torace nudo, con fiera pelliccetta rada, tenacemente ancor bruna [n.d.r.: non è così, ma la tua mente non vede i peli bianchi che stanno avendo il sopravvento, non solo sul cranio]. Ti hanno detto che quell'abominio cheratinico va estirpato, ma tu resisterai, fino al martirio !


A domanda...
La loro capacità di eludere la risposta a una domanda diretta, farebbe invidia persino a Cicerone.

___« Amore, stai meglio?»
Ci aspetteremmo un , un ma... oppure un no. Noi, dal nostro universo, ci affidiamo ai monosillabi; conosciamo la loro vitale importanza, specialmente quando c'è l'imminenza di un rigore a favore della nazionale.
___«Eh... Sai, la mia amica, Gloria, sta per partorire; è andata dal medico e dice che va tutto bene. Anche lei ha il raffreddore, l'ho chiamata prima, ma le sta passando. Per fortuna non ha avuto tosse, né febbre... L'altra volta ce l'aveva a trentanove: ha preso due bustine al giorno!»
___ Noi, con la nostra mente piccola, ci chiediamo se siamo sposati con Gloria. Guardiamo in giro l'eventuale presenza di termometri elettronici e lasciamo che lei continui a parlare; la sentiamo proseguire, anche quando siamo già arrivati nello studio, alla tastiera e con le cuffie già sul capo.


In auto
Strumento di potere,
carrozza e cocchiere,
l'auto è l'onnipotente
fattosi ingegnere

Una persona di genere maschile, fin da tempi assai remoti, vede nel cavallo l'estensione di sé. Quel sé dominante, scimmione ruspante, al dominio del Ronzinante.
Sì, caro congenere, quando siamo in auto diamo la polvere al cavaliere errante, e nelle salite ripide ci trasformiamo. In pochi attimi spuntano peli lunghi sulle mani, canini da licantropo e occhi spiritati !
___La leva del cambio è un'altra delle nostre armi bianche, la libriamo avanti e indietro, come fosse una sciabola. Laddove c'è neve, noi siamo lupi; se c'è da scalare un sentiero a 45 gradi, siamo caproni; in discesa vantiamo l'uso delle marce basse, e deridiamo quei faricciuoli rossi provenienti da quel misero che ci precede. Vorremmo tamponarlo ma ci limitiamo ad abbacinarlo con ritmo serrato. Il clacson ci fa schifo: l'altro, in quanto maschio, deve capire i virili messaggi luminosi !
E lei... ci guarda.
___Ha tentato di farsi sentire, già ventidue volte, ma noi non udiamo: siamo al volante, quindi siamo potenti; stiamo pen-san-do !
___«Sei sicuro di aver messo l'allarme?» E ci inchioda con lo sguardo, finché non cediamo in risposta verbale. Annuire è vietato: occorre la fonazione.
___«Co...? Certo che l'ho inserito ! Non sono mica scemo». E in quell'attimo attiviamo i neuroni residui e rivediamo il film dell'uscita da casa. Lo vediamo sfocato e lo spegniamo subito.
___Lei ci canzona: “Sì, sì, certo...”.
Ed è lì che il dubbio si fa timore: era ieri o era oggi??? Guardare la data sul display è irrilevante, tanto non sappiamo mai che giorno è oggi. Dovremmo segnare una tacca sul muro ad ogni innesco, per distinguere ieri da oggi, l'altro ieri da domani, e oggi da chissaquando. La routine fa brutti scherzi, ma noi ci fidiamo, noi siamo maschi al volante !
___«L'acqua alle piante? La serratura del capanno? La fattura del meccanico? La bicicletta sullo scivolo? Regolato il termostato? E se piove?»

___Loro non sanno che quando noi siamo alle redini del bolide immaginiamo l'auto come un'armatura medioevale, o un'amante da indossare; il cambio è la spada, i fari abbaglianti sono lance, la frizione: il frustino.

___L'autostrada non ci piace, perché noi ne sappiamo una che non conosce nessuno, nemmeno noi, ecco perché ci ritroviamo sempre tra le piante di mais, col fattore che ci squadra e stringe più forte la falce.
___«Ci siamo persi, lo sapeeevo ! Muoviti, chiedi a quel signore...»
Chiedere informazioni, NOI maschi??? Neanche sotto tortura. Il navigatore è stupido, quindi è spento. Ed ecco che lei fa gli occhioni felliniani al brav'uomo e, come se noi fossimo fatti d'aria, lei sposta rapida il capo per appropriarsi del nostro finestrino; facciamo appena in tempo a tirare indietro il collo, battiamo la nuca contro il poggiatesta, ma un orecchino di lei, esotico e smisurato, ci ha quasi ferito in volto.
___«Ci perdoni, signore, può dirci come si fa per raggiungere una strada normale?»
Una strada normale? pensiamo... E che sarebbe?
Lui capisce, finge che andiamo d'accordo, finge persino gentilezza, esordisce con un Mmm... e poi lancia un monologo infinito, fatto di case rosse, ponti alti sulla destra, fattorie sulla sinistra... uno schema del quale noi non capiamo né il capo né la coda.
Lei sì !
E dice: “Parti !”.


continua... forse.
Massima
Maggiore diventa il numero delle cose che apprendo, e più posso vedere con limpidezza l'infinità delle cose che ignoro.
~~~~~~~~

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Il Sommo
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Grazie da:
#2
chissà ANNA come sarà contenta di leggere questo Cool Cool Cool
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Grazie da:
#3
Cioè, mi stai dicendo che sei arrivato fino all'ultima riga senza addormentarti??? Big Grin
Massima
Maggiore diventa il numero delle cose che apprendo, e più posso vedere con limpidezza l'infinità delle cose che ignoro.
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Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Il Sommo
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Grazie da:
#4
Cool Cool Cool Cool  divertente
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Grazie da:
#5
Cool Cool Cool Cool Cool
"quasi"...quasi...vero!
Bravo a scrivere Axum.
Per arrivare all'alba, non c'è altra via che la notte
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Grazie da: Axum
#6
Se sei donna (credo proprio di sì), e mi dai del bravo a scrivere, allora vado in visibilio.  Big Grin
Se voi non esisteste, noi saremmi già estinti, ma non per un mero fatto generativo, bensì: ci smarriremmo fin dal secondo giorno di esistenza (aggiungo: non c'entra nemmeno la nutrizione).
Massima
Maggiore diventa il numero delle cose che apprendo, e più posso vedere con limpidezza l'infinità delle cose che ignoro.
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Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Il Sommo
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Grazie da:
#7
sicuramente... Big Grin Big Grin Big Grin (scherzo...)
Per arrivare all'alba, non c'è altra via che la notte
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Grazie da:
#8
Citazione:Poi si chiedono perché parliamo poco e perché mediamente rispondiamo con sterili mugugni o grugniti. Non sanno che i nostri versi gutturali sono figli legittimi, diretti discendenti, della paura, elevata al cubo !

Ah, ecco perché!   Cool
Marilù
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Grazie da:
#9
Potrebbero rubartelo a Zelig, qualche pseudo comico con poca iniziativa! Wink
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Grazie da:
#10
Ciao marym,
ti ringrazio per il paragone; la cosa mi lusinga, non immagini quanto. Ma la mia onestà intellettuale deve cedere al fatto che sono stati proprio i grandi maestri-autori di Zelig ad ispirami (è palese). Tuttavia, in quell'ambiente, come in altri, è sufficiente modificare qualche parola per appropriarsi di un testo e farlo proprio. Registrarlo è del tutto inutile. Quando diventa pubblico, noto ad un pubblico vasto, allora le cose cambiano automaticamente (la notorietà diventa una sorta di certificato). Il merito è di quelle leggi, ancor oggi, totalmente vaghe e inadeguate (facilmente "cavillabili").

In Italia, strano ma vero, c'è una quantità smisurata di poeti: sono gli unici che, sfruttando le rigidissime (e complicatissime) regole ufficiali e consolidate della metrica e della composizione, possono far sì che il proprio testo diventi incontrovertibilmente unico e intoccabile. Vale, quindi, anche per i testi delle canzoni.
La prosa, in ogni sua forma, fatta eccezione per quella poetica, resta... libera.
Massima
Maggiore diventa il numero delle cose che apprendo, e più posso vedere con limpidezza l'infinità delle cose che ignoro.
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Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Il Sommo
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Grazie da:


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