| Lettera aperta degli Informatici a Brunetta |
|
|
|
| sabato 06 marzo 2010 | |
|
ASSOCIAZIONE NAZIONALE INFORMATICI PUBBLICI E AZIENDALI __________________________________________________________________ LETTERA APERTA AL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L'INNOVAZIONE PROF. RENATO BRUNETTA
Ovvero il commento alla presentazione del nuovo CAD Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dellAmministrazione Digitale (CAD), da Lei proposto. Questo decreto legislativo segna il passaggio dallAmministrazione novecentesca (fatta di carta e timbri) allAmministrazione del XXI secolo (digitalizzata e sburocratizzata) e fornisce una puntuale attuazione dei criteri di delega contenuti nellarticolo 33 della legge n. 69 del 2009. La premessa descrive il nuovo CAD ed il salto epocale che dovrebbe provocare ma confonde, come spesso accade, lo strumento con i processi: sembra che premere il tasto INVIO al posto dellimprimere un timbro sarà il gesto dellinnovazione. Forse sarebbe necessario analizzare i motivi che ritardano o inibiscono la timbratura e verificare se gli stessi svaniranno come nebbia al sole davanti alla tastiera QWERTY, strumento alternativo offerto alla burocrazia. Confondere gli strumenti con i processi è una trappola nella quale si cade spesso quando si equipara lo strumento che supporta la soluzione con il processo stesso. Se facciamo una breve indagine riscontriamo che linformatica della PA non ha innovato molto i processi ma ha ripercorso, aggiungendo qua e la qualche variazione, le precedenti attività manuali. Unattività simile alla pianificazione delle vacanze in funzione di dove le compagnie aeree volano, piuttosto che dove si desidera veramente andare. Dopo la Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione (il decreto legislativo n. 150/2009 che ha introdotto meritocrazia, premialità, trasparenza e responsabilizzazione dei dirigenti), lapprovazione del nuovo CAD (il vecchio Codice è stato pubblicato cinque anni fa con decreto legislativo n. 82 del 2005) va a costituire il secondo pilastro su cui poggia il disegno di modernizzazione e digitalizzazione della PA definito nel Piano industriale presentato nel maggio 2008. Il Piano Industriale di cui si parla non contiene il termine personale, una ricerca testuale di questa parola ha prodotto 0 (zero) occorrenze come risposta; diciamo che anche qui si è scambiato un elenco, per non dire unaccozzaglia, di progetti per uno strumento che analizza e descrive unidea imprenditoriale e una formula strategica. Saremmo felici se quel lungo elenco di progetti o meglio di loro frazioni, che mira soltanto a saturare la mente dellincauto lettore, fosse un vero Piano Industriale come viene gabellato. Per non essere di parte invito chiunque ne abbia voglia, interesse e curiosità a confrontare il Brunetta-Piano con una presentazione di una prestigiosa terza parte, lUniversità di Pisa, di cosa sia un piano industriale (vedi: http://www.dea.unipi.it/db/UtentiEA/rfiorentino/Il%20piano%20industriale.ppt). Tanto per anticipare alcune distrazioni di chi ha redatto linnovativo progetto, pensiamo che le caratteristiche del piano dovrebbero essere realistiche, chiare e, al tempo stesso, sintetiche, analitiche, coerenti e flessibili. Nessuno di questi attributi si addice al documento del maggio 2008. Ma la slide killer che affossa definitivamente il ponderoso lavoro di Palazzo Vidoni è quella che elenca tutte le particolarità riscontrabili come: - sopravvalutare la propria idea imprenditoriale sottovalutandone i rischi; - considerare il piano stesso un puro obbligo formale finendo per sottovalutarne le potenzialità gestionali; - delegare completamente a soggetti esterni la redazione del piano, non apportando le indispensabili conoscenze circa la propria azienda e il business; - eccedere nella ricerca e nella produzione di informazioni a discapito della chiarezza del documento; - trascurare di supportare le informazioni fornite con adeguati riferimenti ed analisi; - sopravvalutare alcune parti a discapito di altre e della complessiva organicità del documento. Siamo nella pagina che elenca gli errori da evitare, il Ministro li ha inanellati tutti nel suo Piano Industriale! Questa riforma, resasi necessaria per effetto della rapida evoluzione delle tecnologie informatiche, risponde in maniera puntuale alla necessità di mettere a disposizione delle Amministrazioni e dei pubblici dipendenti strumenti (soprattutto digitali) in grado di incrementare lefficienza e lefficacia dellintero sistema pubblico. I cittadini e le imprese richiedono, infatti, mezzi più snelli, rapidi e meno costosi per comunicare con le Pubbliche Amministrazioni. Lobiettivo è quindi quello di evitare che strutture obsolete e procedure interminabili continuino a gravare il sistema Italia di costi e di adempimenti tali da scoraggiare lafflusso di capitali internazionali a vantaggio di Paesi, anche emergenti, che hanno più decisamente imboccato la strada della modernizzazione e della semplificazione amministrativa. Continua, accentuata, la confusione dello strumento con la soluzione del problema, compare anche lelemento ritardo dellAmministrazione nei confronti della rapida evoluzione delle tecnologie informatiche, forse sarebbe il caso di chiedere lintervento della Protezione Civile per eliminare il gap! A proposito di ritardi sullevoluzione del software, nulla viene suggerito sugli standard da utilizzare e neppure un accenno allintroduzione, in modo sistematico ed istituzionale dellOpen Source nella PA. Una release LINUX_PA_ITALIA_GOV è una galassia troppo distante da Palazzo Vidoni. Le principali novità riguardano: - la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni attraverso listituzione di un ufficio unico responsabile delle attività ICT, la razionalizzazione organizzativa e informatica dei procedimenti, lintroduzione del protocollo informatico e del fascicolo elettronico; - la semplificazione dei rapporti con i cittadini e con le imprese attraverso lintroduzione di forme di pagamenti informatici, lo scambio di dati tra imprese e PA, la diffusione e luso della PEC, laccesso ai servizi in rete, lutilizzo della firma digitale, la dematerializzazione dei documenti e larricchimento dei contenuti dei siti istituzionali in termini di trasparenza; - la sicurezza e lo scambio dei dati attraverso la predisposizione, in caso di eventi disastrosi, di piani di emergenza per garantire la continuità operativa nella fornitura di servizi e lo scambio di dati tra PA e cittadini. Mi chiedo se già non fosse presente un ufficio unico, unAutorità che in realtà si è sempre dimostrata distratta dai problemi dellinformatica pubblica: la situazione nella quale ci troviamo non è certo voluta da noi tecnici-sparsi-in-via-di-estinzione ma ben diretta prima da AIPA, poi CNIPA e staremo a vedere la DigitPA cosa riuscirà a fare. Cè un sito WEB interessantissimo, lo consiglio per gli argomenti trattati e per la simpatia e professionalità dellautore, Paolo Attivissimo, dove probabilmente a breve apparirà qualcosa sulla PEC. La PEC è la Posta Elettronica Certificata che, a detta del pool di pensatori dellinnovazione, dovrebbe diventare lo strumento principe nella comunicazione tra PA, Cittadini e aziende. Nonostante il fenomeno sia evidente a Palazzo Vidoni ancora ci si illude di aver trovato la formula magica. Nessuno riferisce quanto sta accadendo, ovvero, che se si vuol scrivere ad una qualsiasi Amministrazione od ente è necessario acquisire un indirizzo di posta dal destinatario al quale si desidera scrivere, e non disporre, semplicemente, di una qualsiasi PEC certificata. Centum capita centum sententiae, cento e-mail cento indirizzi diversi. Ma il problema viene insabbiato, anzi silenziato. Anche le attività più semplici, quelle che prevedono lacquisizione della casella di posta certificata non sono descritte: vediamo come ottenerne una. Entrati nel sito dellINPS con qualche difficoltà si accede ad una pagina dove vengono descritte le caratteristiche del rilascio della casella ed i benefici che il cittadino può trarne dal suo utilizzo. Proseguendo, con lanimo preparato a partecipare alla rivoluzione informatica che ci avvicinerà alla PA, veniamo bloccati da una schermata che ci chiede, oltre al nostro codice fiscale, un PIN od il codice CNS, la Carta Nazionale dei Servizi. Dal sito della Camera di Commercio ottenerla costa 25 euro che moltiplicato per quanti la chiederanno fa una bella cifra: in alternativa si può richiedere il PIN allINPS stessa che lo invierà in due segmenti, il primo online e laltro via posta tradizionale. Domani darò il via alla richiesta, voglio proprio la PEC !!! Da ultimo possiamo riportare unesperienza che rappresenta la ciliegina sulla torta, o meglio la misura che separa il dire dal fare (bene). Si parla dellunico prodotto software nel quale il CNIPA ha tentato di mostrarsi operativamente informatico: il 29 febbraio 2008 tutte le amministrazioni che avevano adottato il pacchetto CNIPA sono rimaste bloccate per ore a causa di un errore da principianti: nellanno bisestile il giorno 29 febbraio non era previsto. E un invito a tutti a riflettere!! Il nuovo Codice dellamministrazione digitale rende possibile la modernizzazione della Pubblica Amministrazione con la diffusione di soluzioni tecnologiche e organizzative che consentono un forte recupero di produttività. Tra questi: - riduzione dei tempi fino all80% per le pratiche amministrative; - riduzioni dei costi della giustizia: nei sei mesi di sperimentazione delle notifiche telematiche relative al processo civile presso il Tribunale di Milano sono state effettuate 100.000 notifiche telematiche per un risparmio di circa 1 milione di euro; - riduzione di circa 1 milione di pagine lanno per leffetto dellavvio della dematerializzazione, con lobiettivo al 2012 di ridurre di 3 milioni le pagine; - risparmio del 90% dei costi di carta e del relativo impatto ecologico (uso e smaltimento) per circa 6 milioni di euro lanno (solo acquisto senza smaltimento); - utilizzo diffuso della Posta Elettronica Certificata (PEC), che produrrà un risparmio a regime di 200 milioni di euro per la riduzione delle raccomandate della Pubblica Amministrazione ai cittadini, senza contare la riduzione dei tempi e degli spazi di archiviazione. Una volta completato liter di approvazione, il decreto legislativo avvierà un processo che consentirà di avere entro i prossimi 3 anni (in coerenza quindi con il Piano e-Gov 2012) unamministrazione nuova, digitale e sburocratizzata: - Entro 3 mesi le pubbliche amministrazioni utilizzeranno soltanto la Posta elettronica certificata (PEC) per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo; - Entro 4 mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dellattività ICT; - Entro 6 mesi le pubbliche amministrazioni centrali pubblicheranno i bandi di concorso sui propri siti istituzionali; - Entro 12 mesi saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e soprattutto a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA. Le pubbliche amministrazioni non potranno richiedere luso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali. Il cittadino fornirà una sola volta i propri dati alla Pubblica Amministrazione: sarà onere delle amministrazioni in possesso di tali dati assicurare, tramite convenzioni, laccessibilità delle informazioni alle altre amministrazioni richiedenti; - Entro 15 mesi le pubbliche amministrazioni predisporranno appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e il ritorno alla normale operatività. Ritengo che il progetto costerà al contribuente importi che andranno solo ad incrementare, ammesso che lo segnaleranno, gli emolumenti dei super dirigenti, dei consulenti, dei sub-consulenti, dei portavoce e degli elogiatori del piano. Non produrrà nullaltro se non una grande confusione che è il maggior nemico del ben fare, specie nellinformatica. Ma è così, un docente universitario di tuttaltra disciplina pensa, magari con il supporto di qualche esperto, di poter riformare la PA con luso delle ICT. Invito a valutare gli effetti di questa direttiva: - Entro 4 mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dellattività ICT; Un cartello. Un appalto. Una spesa. Esistono diverse migliaia di dipendenti pubblici specialisti dellambiente PA e delle ICT da utilizzare del tutto gratuitamente, ma Lei, Sig. Ministro, non ha ritenuto opportuno consultarli seguendo ladagio che ciò che non costa non ha valore. Complimenti Sig. Ministro. Eppure anche ai vertici della nostra società civile inizia a sentirsi la necessità di vivere la politica in modo diverso, una chiara gestione della res publica che, specie nel campo delle ICT troverebbe un contesto adatto a realizzazioni di livello. Riporto, in quanto esplicitamente non schierato, il pensiero che sembra abbia motivato la costituzione del movimentoItalia futura: Ho deciso di aiutare un gruppo di giovani economisti e ricercatori in un think tank un po allamericana. Fuori dallottica e dalle logiche dei partiti della politica, che è sempre così invadente». Un pensatoio che dovrebbe «cercare di studiare - continua il presidente della Ferrari - dove vogliamo essere tra cinque anni. Una grande spinta a porci degli obiettivi che non sono né di destra né di sinistra». Come si può constatare è una filosofia del tutto nuova, un approccio che, come informatici, abbiamo sempre vissuto nella nostra professionalità sempre tesa ad offrire al mondo della Pubblica Amministrazione ed a quello delle aziende la migliore soluzione per efficienza ed economicità. Lo sguardo dei nostri attuali pensatori non sembra arrivare molto lontano: non supera i 15 mesi. Roma 3 marzo 2010
f.to
Il Presidente
Raffaele
Pinto
_________________________________________________________ Sede legale:Via Orazio Amato 80 - 00125 Roma 392.8836544 http://www.anipa.it - e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Ringrazio l'amico Massimo Capotorto per la segnalazione. Aggiungo che avevo già pubblicato altre due lettere aperte al Ministro Brunetta (di cui una mia), in merito al software libero: Due lettere aperte al Sig. Ministro Brunetta
|
|
| Ultimo aggiornamento ( sabato 06 marzo 2010 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|



















Riporto, integralmente, la lettera aperta scritta dall'Associazione Nazionale Informatici Pubblici ed Aziendali ed indirizzata al Ministro Brunetta dopo che il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice dellAmministrazione Digitale (CAD) che vorrebbe passare (?) dalla carta e timbri al digitale sburocratizzato...
