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La magia del Linux Day dal Blog di pmate PDF Stampa E-mail
martedý 02 novembre 2010

Paolo Alberti, sistemista Linux, conosciuto un rete come pmate, ha participato, quale relatore, al LinuxDay 2010 organizzato dal Majorana di Gela. Paolo ha scritto un articolo in merito che ho trovato molto ben scritto, in quanto scivola via come un bel racconto. Rammento a Paolo che senza l'aiuto dei Politici e degli  Amministratori della  Pubblica Ammistrazione, il software libero non potrebbe decollare. Ecco la pagina originale dell'articolo:  

Link diretto: 

 

 


 

Per comodità si riporta il contenuto dell'intero articolo di Paolo Alberti (pmate):


La magia del Linux Day


LinuxDay 2010  Corriere di Gela - Articolo

L'anno scorso un temporale che durò tutta la notte mi impedì di partecipare al Linux Day organizzato dall'Istituto Ettore Majorana di Gela. Dovetti disdire la mattina stessa dell'evento.
Quest'anno non ho voluto mancare nuovamente e nonostante una stanchezza clamorosa la mia sveglia ha suonato alle ore 06.30...
Mi affaccio alla finestra e vedo gocciolare. Il cielo è pumbleo. Di nuovo... Non mi importa. Alle 07.00 sono in macchina. Ripenso alle parole che mi ha appena detto mia moglie: "Ma chi te lo fa fare?".
Già, chi me lo fa fare...?

La strada che collega Catania a Gela è un rettilineo quasi uniforme di circa 100 chilometri che attraversa un territorio costituito per lo più da campagne.
La prima magia della giornata ad una rotonda: il cartello indica "Gela 79 chilometri"... entro in rotonda e quando la completo su un altro cartello leggo: "Gela 63 chilometri"...
Azz, 16 chilometri di rotonda. Ma che diametro ha?
Dopo una mezz'ora mi fermo a fare benzina. La giornata adesso è bella.
Tiro fuori il bancomat e mentre aspetto la ricevuta chiedo all'addetto: "Manca molto a Gela?" e lui "No, 70 chilometri".
E' proprio vero: il Linux Day ti proietta in un'altra dimensione spazio-temporale...

Sono le 9.10 in punto quando varco i cancelli dell'Ettore Majorana. Enorme.
Un sacco di ragazzi nel cortile e affacciati dalle aule. Un brusio che mi fa venire voglia di tornare indietro di venticinque anni e ricominciare tutto daccapo.
Posteggio e chiedo dov'è la sala conferenze. Mi indicano un padiglione circolare distante circa 500 metri. Accellero il passo e lo raggiungo.
Entro in sala: un palco con un tavolo rettangolare e lungo sul quale è posizionato un notebook collegato ad un proiettore. Alle spalle un maxischermo e di fronte le sedie per il pubblico: capienza totale circa 500 posti.
Uhm, andiamo bene... e chi c'è abituato a questi numeri...?

Mi presento all'Ingegnere Cantaro, organizzatore dell'evento, la persona con cui ho avuto contatti e che mi ha invitato qui.
L'abbiamo intervistato in uno dei primi numeri dell'ezine debianizzati e visto di persona è assolutamente identico a come me l'ero immaginato: pratico, frenetico, solare, diretto.
Si stanno ultimando i preparativi. Esco fuori e mi accendo una sigaretta. L'ennesima.
I ragazzi cominciano ad arrivare e a sistemarsi in platea.
Mi metto a chiaccherare con due persone che trovo fuori dalla sala. Uno dei due (barba, giubbotto scuro e coppola) guarda la swirl stampata sulla mia maglietta e mi chiede:
"Cos'è?"
"E' il logo di Debian", rispondo.
"Ah... Debian... cos'è un antivirus?"
Mi vien voglia di andar via ma mi metto a ridere e gli "presento" Debian.

Alle 9.40 l'evento ha inizio.
Prendo posto all'estrema destra del tavolo rettangolare. Accanto a me Aurelio, un programmatore, poi l'ing. Cantaro e da lui in poi una sfilza di politici ed amministratori locali... Ma che Linux Day è questo...?
Mah...
La sala intanto è gremita non per intero ma quanto mi basta: ci saranno non meno di trecento persone...

Dopo il benvenuto di rito alle "autorità" e ai ragazzi, scorrono dei filmati di presentazione del software libero e di gnu/linux.

Poi la parola va ai politici.
Anzi, ai politicanti.
Comincia la fiera dell'ovvio e dello strafalcione.
Linux smette di essere un kernel, Ubuntu e Debian smettono di essere dei sistemi operativi...
"Questo linux è un programma importante per la crescita delle nuove generazioni..."
"Questo linux io non lo conosco ma se alla provincia di Bolzano risparmiano un milione di euro l'anno significa che che funziona bene..."
"Questo linux io l'ho visto e mi è piaciuto..."

I miei occhi sono fissi sui ragazzi seduti in platea. Man mano che passano i minuti scivolano sempre di più sulle proprie sedie quasi volessero trovare la posizione più comoda per un pisolino. E hanno ragione, caspita.
Nel frattempo spippolo col mio netbook scorrendo avanti e indietro le diapositive che ho preparato: "debianizzati.org: quando le persone incontrano il software libero". Non sono più convinto che il tema sia appropriato al contesto. Nonostante le apparenze forse questo è il Linux Day più "vero" al quale io abbia mai partecipato: quale luogo migliore per far "conoscere"?

Quando mi passano il microfono realizzo che i "politici" sono tutti fuori a chiaccherare e telefonare. Sul palco siamo rimasti io, Aurelio e uno studente che ha appena parlato della sua esperienza con GNU/Linux. Sono l'unico dei relatori in jeans e maglietta. Ho anche la barba lunga...
Adesso mi sento a mio agio.

Esordisco dicendo di non essere un politico, di non essere un uomo di scuola e di non essere neanche di Gela: l'applauso è caloroso. I ragazzi si tirano su e si mettono a sedere normalmente.
Stravolgo il mio intervento e parlo di libertà e di consapevolezza nell'uso dello strumento informatico. Parto da Facebook per arrivare a Debian, dico di metter da parte la presunta gratuità e di pensare invece all'aspetto collaborativo. Invito più volte a fare attenzione, ad essere consapevoli.
Faccio un minestrone di tante cose. Ho la foga di far capire loro che il mondo di GNU/Linux non è quello di cui altri hanno stra-parlato fino a pochi minuti prima.
La platea segue, interviene. Mi sento bene.

Finito il talk raccolgo le mie cose ed esco dalla sala. Un grupetto di studenti si avvicina. Un ragazzo mi fa i complimenti: "Il tuo è stato l'intervento migliore: hai parlato di cose che ci interessano". Un altro parla di debianizzati e di quanto gli piace il portale. Nello zaino conservo degli adesivi fatti stampare in occasione dell'ultimo debianizzati summer summit. Glieli regalo. Un altro ancora mi consiglia di passare ad opensuse. Mi chiedo se sia parente di quello che pensava che Debian fosse un antivirus.

Saluto e ringrazio tutti e mi metto in macchina per rientrare a casa.
La strada scorre tranquilla e alle rotonde i cartelli riportano (questa volta) il chilometraggio esatto. Si vede che il Linux Day è finito...

Mentre ascolto alla radio "Money for nothing" faccio una piccola riflessione: il Linux Day è la giornata dedicata a GNU/Linux e alla sua diffusione. Si può diffondere qualcosa solo nei contesti in cui questo qualcosa manca. Il cuore di GNU/Linux è il software libero e il software libero non è una licenza, è libertà sbattuta in faccia. E' irriverenza e sberleffo del potere.
Uno dei dogmi del Linux Day oggi è stato sfatato: nessuna autoreferenzialità. Non c'erano smanettoni a cantarsela e a suonarsela da soli...
C'erano due mondi contrapposti a fronteggiarsi in quella sala. Dei due, uno puzzava di vecchio, l'altro, quello "pulito", è stato quello delle persone che hanno ascoltato, si sono divertite, annoiate, hanno dubitato e hanno criticato.
Come solo i ragazzi sanno fare... ;-)

Entrato a casa mi corre incontro mia figlia abbracciata al suo inseparabile bambolotto:
"Dove sei stato papà?"
"A percorrere una rotonda di sedici chilometri in pochissimi secondi..."
"Allora sei stato bravissimo...!"
"Non lo so amore, ma mi sono divertito da morire...".

E' proprio vero: il Linux Day è una giornata magica...

Nella foto l'ing. Antonio Cantaro con i due ricercatori Paolo Alberti e Aurelio Giudice


Autore : Paolo Alberti          

 


 

Ultimo aggiornamento ( martedý 02 novembre 2010 )
 

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